Blog lug-ago 2011

Blog lug-ago 2011

31/08/11

Mi sembrava davvero una bella coppia. Lei più attraente di lui, in verità, ma ci poteva stare. Mi faceva particolarmente impressione il volume di coccole e baci sotto l’ombrellone. Trentacinquenni, a occhio e croce. Innamorati persi, sguardi a forma di cuoricini. Li immaginavo in procinto di sposarsi, in quella luna di miele che non segue ma anticipa il matrimonio.
A lui squillava il telefono, senza che rispondesse. Sarà uno di quelli che quando si trova con la sua donna non vuole intralci lavorativi, mi sono detto. Lei, infine, lo ha esortato: “dai, rispondile”. Lui ha preso il telefono, esordendo con un “Ciao amore”. All’altro capo c’era la sua donna ufficiale, alla quale propinava una serie pasciuta di fregnacce. Lei, intanto, gli percorreva col dito la coscia, stuzzicandolo. Ha riattaccato, poi le ha detto: “dai, andiamo, voglio arrivare a casa prima che si insospettisca”. Hanno ripiegato le loro cose da mare e se ne sono andati mano nella mano.

30/08/11

Le dune di Porto Pino, Is ArenasIl “problema” della litoranea che collega Chia a Teulada è che ti devi necessariamente fermare ogni cinque minuti a scattare foto del panorama. La costa è un soggetto così invitante. Torri aragonesi che si stagliano dagli isolotti, profili animaleschi di scogli imperiosi, mare dai colori intraprendenti. Se si ha cuore di andare oltre Teulada, verso Sant’Anna Arresi, si trova una lunga cancellata, e chilometri di filo spinato che cingono un’area militare. Area off limit, ma solo fino a un certo punto. C’è un sentiero sterrato accessibile, da un cancello curiosamente aperto, controllato dai gestori del parcheggio di Is Arenas, la spiaggia dalle dune bianche e altissime. Si fanno sei chilometri di macchina su una strada ciottolosa, polverosa, circondata da filo spinato. Si incontrano bovini, qualche capra, si arriva a lambire uno stagno pieno di fenicotteri, di là dalle recinzioni. A un chilometro dalla costa si può godere di un panorama mozzafiato. Si lascia l’auto a cinquecento metri dal mare e ci si incammina tra queste dune bianchissime e torreggianti punteggiate dal verde della macchia mediterranea. Si arriva a un mare limpido e invitante, una spiaggia estesa e selvaggia. Sei in Italia, eppure ti senti altrove. Magia e fascinazione. Un posto da visitare assolutamente. Un’ottima scusa per ritardare il lavaggio dell’auto.

28/08/11

Quando un’onda chiude le labbra sulla cavalcata incosciente di un surfista, o quando è il surfista che come una lingua scivola sul ciuffo di spuma bianca dell’onda; quando in quel fazzoletto d’acqua il ponente e il maestrale scudisciano la distesa di liquido marino per creare cavalloni imbizzarriti e sbavanti di saliva salata; quando per far divertire il surfista bisogna che prima si diverta l’acqua che solca, penso che il surf, nel suo essere informale, sia un lungo bacio fra l’uomo e il mare.

27/08/11

I molossi sono cani atletici e robusti dal carattere risoluto. Nell'antichita' affiancavano in guerra alcune popolazioni greche, e anche i romani ne portavano diversi al seguito delle legioni. Lorenzo Cosseddu ne ha uno tatuato sul lato sinistro del collo. E' l'inseparabile compagno d'armi, il fedele e pugnace commilitone che lo accompagna nelle sue battaglie pugilistiche. Di combattimenti ne hanno vinti tanti, assieme, ma non quello di ieri sera.
Peccato, perche' in palio c'era il titolo di campione italiano dei pesi medi.
Sul lato opposto del ring, di fronte al pugile sbarcato in continente da Domus De Maria, c'era il campione in carica di categoria, il cesenate Matteo Signani. Lo chiamano il giaguaro, che in lingua indios significa colui che uccide con un salto.
A Cesenatico, mentre i loro coetanei tiravano tardi nei locali della riviera romagnola, se le sono suonate per tutte le dodici riprese dell'incontro. Il pitbull contro il giaguaro, come fosse una di quelle lotte clandestine organizzate in notturna nelle periferie cittadine, su improvvisate arene. Niente schermaglie di denti affilati, pero'. Semmai un reticolo di jab, ganci e montanti a farsi strada verso il corpo dell'avversario attraverso il fitto intreccio dei guantoni. Ai punti, infine, ha vinto il giaguaro Signani.Il molosso per ora ritorna alla cuccia. A preparare un nuovo assalto. Alla prossima volta.

26/08/11

Che anni sfigati, questi, per la musica. Manca un vero movimento come il rock psichedelico dei Settanta, l’elettro-pop degli anni Ottanta, o il grunge e il crossover dei Novanta. E’ tutto un remake di musica già fatta. Cofanetti a go-go. Rimasterizzazioni supercostose. Ritorni di band invecchiate e bolse. Roba nuova, all’orizzonte, non se ne intravede. E poi, soprattutto, manca un modo fascinoso per chiamare questi anni. Suona troppo male, gli anni duemiladieci, per indicare il decennio in cui ci stiamo testé proiettando. I Settanta, gli Ottanta, eccetera avevano un suono ben più d’impatto. Troviamo un bel nome, intanto, nell’attesa che arrivi anche la musica.

25/08/11

Per comodità lo chiameremo Nicola. È il classico amico delle ragazze che ci prova senza ottenere risarcimento della sua dedizione. Le va a prendere, le porta a ballare e le paga da bere, si fa servizievole a ogni loro disposizione. Mette il broncio, Nicola, quando le amiche che scorazza si fanno rimorchiare da altrettanti forestieri e chiedono a lui, senza tatto, di scattargli una foto assieme alle nuove conoscenze. Lui la fa, la foto, sempre e comunque, perché un Nicola - oltre a essere il classico personaggio che una ragazza porta a conoscere i suoi per poi uscire invece con uno scavezzacollo qualunque - e' fondamentalmente uno che si umilia.

23/08/11

Magari sarà uno sporcaccione, ma da lì a stupratore ce ne passa. Come la mettiamo, con la vicenda Strauss-Khan? Un personaggio pubblico messo alla gogna mediatica, rinnegato dai propri compagni di partito, spinto alle dimissioni dal suo incarico, imprigionato, eccetera eccetera. Pagine e pagine di biasimi e imputazioni, editoriali d’accusa, e poi giusto un trafiletto per dire che è la procura stessa a chiedere l’archiviazione del caso perché la vittima del presunto stupro non è attendibile e ha mentito praticamente su tutto. Io non amo i personaggi alla Strauss-Khan, quelli che il potere lo usano per la prevaricazione, che nell’altro sesso vedono solo un’occasione per svuotare lo scroto e ostentare il potere stesso. Però a finire nel tritacarne mediatico, oggi, se ne esce sempre con le ossa rotte, che tu abbia commesso o meno la faccenda per cui ti è stato puntato il riflettore contro.

22/08/11

Io punk? Figuriamoci. Però se capita un concerto lo posso pure guardare, ogni tanto, anche solo per farmi un’idea dell’umanità che ci gira intorno. Ieri sera, al Poetto, ho trovato questo gruppo locale, punk all’italiana, che mi ha accolto con una canzone utile a disegnare un grosso interrogativo sul mio viso. Dunque, il titolo era “La classica scusa” o qualcosa di simile, e parlava di una fantomatica e putativamente arcidiffusa scusa dei tossici, che tornando a casa con la camicia – e già qui grosse risate perché di tossici con la camicia non ne girano troppi – sporca di sangue si inventerebbero, secondo la band in questione, la scusa di aver fatto un ditalino a una donna mestruata. Il ritornello intonava provo questa frase così musicale. Gli unici due che ballavano su questa roba, inspiegabilmente, erano un sessantenne completamente fuori contesto e una donna appesantita e ben vestita altrettanto fuori contesto. Il bassista della band, che ci credeva molto, a un certo punto ha deciso di saltare dal palchetto della batteria per fare un po’ scena. Legittimo, e ci mancherebbe altro, solo che gli si è staccato il filo del basso e ha continuato a suonare come se nulla fosse, accompagnando le plettrate con adeguate facce, mentre da fuori non si sentiva nulla. Alla fine, se ne è accorto il chitarrista, che ha riattaccato il cavo, mettendoci una pezza. Ma il bassista ha deciso di regalarmi anche un’altra perla. Alla fine del concerto, si è preso una manciata di plettri ed è andato verso uno sparuto gruppo di ragazzi sotto il palco. Ha cominciato a lanciare plettri come se tutti stessero aspettando quel momento, solo che nessuno se li è raccolti, e quelli, cadendo, facevano pluff sulla sabbia. Ah, la band, per chi fosse interessato, si chiamava I Padrini.

21/08/11

IrgurtosuPiscinas, la spiaggia dalle dune alte come colline. È nel comune di Arbus, un paesone appollaiato tra i monti che controlla tutta la costa del Medio Campidano. Per arrivarci bisogna attraversare su strade sterrate le antiche miniere dismesse di Irgurtosu. In queste terre la miniera era una cosa seria, mandava avanti l’intero territorio, e chiunque avesse a che fare con il lavoro in miniera, anche il semplice minatore, era socialmente più considerato di altre figure importanti come i maestri o i dottori. Le colline sono ancora sventrate da quel tempo in cui si estraevano piombo, zinco, argento, rame, carbone, galena e barite. Oggi le strutture che ospitavano quel lavoro sono abbandonate, e quando ci si arriva a portata di vista si ha l’impressione di scorgere spettri di un passato incompiuto. Continuando sullo sterrato si arriva fino al mare di Piscinas, una spiaggia enorme, piena di dune desertiche, impossibile da riempire neanche in un weekend d’agosto come questo, assolutamente bellissima.

19/08/11

Gentarrubbia, la gente rossa. Trovo stupendo, il nome scelto dai sardi per indicare i fenicotteri che abitano gli stagni della regione. Quello tra fenicotteri e sardi è un rapporto particolare. Un’affinità romantica, si potrebbe dire. I sardi si prendono cura di loro, ne monitorano la biologia, ne tutelano la presenza. I fenicotteri li ricambiano con una partecipazione che prima era stagionale e che col tempo è diventata stanziale. I loro piumaggi rosa, bellissimi e struggenti, punteggiano come segni d’interpunzione la vita di chi ha la fortuna di scorgerli e godere della loro presenza. Che siano in volo da uno stagno all’altro, in stormi disposti in alfabetiche strutture volanti, o concentrati nel lungo rituale del desco, con la testa infilata in acqua per un’abbuffata di crostacei e molluschi. Lo stesso cibo che infine, grazie all’alto tasso di carotene, trasformerà il piumaggio grigiastro dei piccoli fenicotteri nell’inconfondibile tonalità dell’età adulta, la stessa che ha ispirato, e come non avrebbe potuto, l’azzeccato soprannome gentarrubbia.

18/08/11

Il voyeurismo da spiaggia è assolutamente irrinunciabile. A Chia c’erano queste due donne, una cinquantina ben portati o una quarantina mal portati, in topless sul bagnasciuga. Due tipi, una quarantacinquina mal portati o una cinquantacinquina ben portati, le ronzavano intorno studiando l’approccio. Alla fine si sono seduti accanto a loro e hanno tentato l’assalto. Uno era più spigliato, e con il suo occhialino da sole griffato si era sdraiato sull’asciugamano di una delle donne svariando sulle pose da tamarro che aveva a disposizione. L’altro, l’impacciato, studiava il panorama senza grossi spunti conversativi lasciando che nel viso della sua “interlocutrice” si disegnasse un punto interrogativo grosso così. L’uomo spigliato si è giocato la carta mare. Ancheggiando in modo equivoco ha guadagnato il mare e si è tuffato in bello stile. La donna con cui stava parlando lo ha seguito dopo un tot e hanno iniziato a fare giochi acquatici di corteggiamento fin quando lui non si è mostrato un po’ troppo polipo. Al loro ritorno, l’amico di lui, sempre in cerca di far decollare una conversazione che non ne voleva sapere, tenta la stessa strategia, senza frutto. Va in acqua, ma mentre si esibisce in capriole e ardimentose evoluzioni, gli altri se ne impipano e conversano amabilmente del più e del meno. L’uomo, a un certo punto, sparisce, ma gli unici a preoccuparsene siamo io e i miei amici, che andiamo pure in acqua a vedere se lo riusciamo a scorgere. Alla fine, dopo un bel po’, egli ritorna, perlopiù ignorato, e con mani bagnate cinge la donna con cui stava tentando vanamente l’approccio conversativo. Lei lo guarda con dubbio crescente. Il finale è la parte migliore. Queste donne avevano una di quelle tende da spiaggia, le Quechua, che si richiudono in un piccolo zainetto, e l’avevano montata grazie all’aiuto dei vicini di spiaggia, che ne avevano una uguale. Non sapevano come smontarla, e quindi hanno chiesto aiuto ai due manzi, che ovviamente si sono subito detti in grado di risolvere l’incombenza. Solo che stavano veramente facendo un casino, e poco ci manca che gliela rompessero. Alla fine si sono arresi e uno dei due, quello più spigliato, ci ha chiesto se sapevamo come si facesse. La conversazione che ne è nata era più o meno così:
IO: “No, ma siamo molto curiosi di scoprirlo”.
LUI: “Vi state divertendo, eh?”.
IO: “Ci state regalando momenti indimenticabili”.
LUI: “Facce di merda”.


16/08/11

Ci sono questi video geniali realizzati in una sola sequenza che cominciano a girare sul web. Questo è stato girato in una scuola di Bibbiena, Arezzo, ed è una figata. Il pensiero che più mi gasa è che il preside non solo abbia acconsentito a lasciarlo fare nel suo istituto, ma ci abbia pure messo la faccia. Credo che sia, oltre che una cosa artistica, anche molto educativa. Eccola: http://www.youtube.com/watch?v=1t_RaxhfpLI

15/08/11

Viaggiare su Ryanair è un'esperienza che comunque bisogna fare. Punti a favore: puntualità, speditezza. Punti a sfavore: estrema rigidità sulle regole per spillarti più denaro possibile. Hostess assai poco graziose e aggraziate. Suono di tromba vittoriosa all'atterraggio con successivo applauso corale dei passeggeri. Lotterie estemporanee con la scusa dei soldi dati in beneficienza.
Hanno provato a venderci di tutto, su quel volo. Profumi di marca, gratta e vinci a go-go, sigarette che non fanno fumo, bottiglie di liquore, una cena inutile in un viaggio di cinquanta minuti; tutto, fuorché l'unica cosa che sarebbe servita: qualche ciuccio per quei bambini che hanno frignato senza sosta dal decollo all'arrivo a destinazione.

14/08/11

Suonare con i Marlene Kuntz. Un sogno, certo, per me che li ho visti da fan uno sbotto di volte. Dividere lo stesso palco, scambiare quattro chiacchiere nel backstage, presentarsi al loro pubblico sperando che diventi anche il tuo. La condivisione che ogni musicista vorrebbe sperimentare con i propri idoli. Mi sento un privilegiato. Due pillole della serata. Cristiano Godano, prima dell'inizio del suo concerto, stravaccato su una sedia dietro il palco, dice: "Ogni volta che devo salire su un palco, un attimo prima di farlo, vorrei solo dormire". Sul palco, in realtà, sembrava tutt'altro che assopito.
Finito il nostro, di concerto, mi avvicino alle transenne del backstage per cercare un accendino. Due ragazze mi chiedono di fare una foto e io capisco che vogliano entrare nello spazio dietro il palco per farla coi Marlene; dico: "Non credo che si possa", poi mi accorgo che hanno quelle magliette col cuore rosso del tipo "I love..." solo che al posto dei puntini di sospensione, invece del solito nome di città, c'è quello della mia band.

12/08/11

C’è un momento, mentre stai per partire in volo su un aereo di linea, in cui il fatto che questo si schianti e tu possa finire sfracellato da qualche parte non solo sembra plausibile, ma addirittura probabile. Il fatto che poi questa eventualità venga accettata come parte necessaria di quell’irrinunciabile viaggio, è una delle meraviglie dell’umanità.

11/08/11

Oh, le cose non ti aspettano mai per accadere. Sopraggiungono sempre quando gli pare, con un’insospettabile fretta. Manchi da casa per due mesi e tutti lì a rendicontarti novità. “Ah no lo sapevi? Mi sono lasciato con la ragazza”. Oppure “La mia fidanzata è incinta, ci sposiamo entro l’anno”. Poi, ovvio, ci sono le morti, che pure non aspettano mica te per colpire le tue conoscenze. Alcune inattese, altre prevedibili ma comunque scioccanti. E c’è chi racconta di essere stato licenziato e di aver già trovato un nuovo lavoro, chi se ne partirà a breve per un posto esotico, forse per restare, chi, facendoti un po’ commuovere, ti dice che beh, la tua assenza si sente eccome. Due mesi non saranno poi tanti, anzi, sono un’inezia, eppure quante cose cambiano in un tempo così breve.

10/08/11

Quando una scelta è drastica, raramente ci sono rimpianti. Ovvero, nel momento in cui ti trovi alle strette e devi decidere fra due situazioni che si escludono a vicenda, il risarcimento per la possibilità di sbagliare è dato dallo stesso scegliere. Io scelgo ergo sono. Una cosa del genere. Il rimpianto rimane piuttosto quando, nel momento di prendere una decisione che preferisce una cosa all’altra in maniera forse definitiva, si sceglie di non scegliere affatto, lasciando che sia il caso o gli altri a decidere per te. Sbagliare a quel modo, senza neanche il capogiro dell’aver scelto, è davvero tristissimo.

09/08/11

Ecco che si avvicina la notte di San Lorenzo. Tutti col naso all’insù, a caccia di stelle cadenti. Già, tutti le chiamiamo così: stelle cadenti. Peccato, che non siano stelle, ma detriti. Li vediamo sempre in questi giorni perché l’orbita della Terra intorno al Sole ci porta ad attraversare una stessa fetta di universo, dove una cometa ha lasciato scie di blocchi di ghiaccio e roccia. Sciami meteorici, non stelle, polveri visibili solo per l’attrito con la nostra atmosfera, che le brucia rendendole luminose. Certo che suona davvero male, dire di andare per San Lorenzo a rimirare i detriti volanti, anziché le stelle cadenti.

08/08/11

A parlare di questi tipi galluresi così attaccati allo status da sprecare ogni risorsa a disposizione per raggiungere o mantenere quello più cool possibile, mi viene in mente la mia prima esperienza con le scarpe griffate. Fino alla terza media, avevo sempre indossato scarpe sfigate. Era il periodo delle Reebok – si scrive così? – delle Nike, delle Asics. Io andavo a comparare le scarpe da ginnastica con mia madre, dal venditore di scarpe Elido. Quando fra i miei compagni andavano per la maggiore le Reebok Pump, quelle che pompavi una sferetta che diversificava la pressione della scarpa, io ero ancora a marche sconosciute e poco popolari. Ricordo che avevo questa scarpa chiamata Koro, che aveva sulla prima O della scritta una specie di sfera. Ai miei amichetti, per non sentirmi escluso, dicevo che potevi pomparla e regolava la pressione della scarpa. Una fandonia, ovvio. E infatti il mio compagno di classe Valerio aveva ribattezzato le mie scarpe Koro Pump, a mo’ di scherno. Io avevo incassato. Ricordo un giorno, da un altro scarparo che non era Elido, con mia madre. Facevo la terza media e desideravo non dico una Nike o una Reebok, ma almeno una Asics sì. La scelsi una nera. Costava novantamila lire. Il triplo rispetto a quanto spendevo di solito. Però ero entusiasta. Era la scarpa che avrebbe posto fine a quel mio senso di inadeguatezza. Ricordo che mia madre era molto contrariata. Non credeva avremmo speso tanto, e non si era portata dietro abbastanza soldi. Allora, intristito, avevo rinunciato all’acquisto, ma lei si era intestardita e aveva deciso di prendere le scarpe facendomelo pesare. Tornammo a casa, prese i soldi, e mi riportò al negozio per acquistare le Asics nere. Non parlammo per tutto il viaggio di ritorno. Amavo quelle scarpe, ma le ho sempre indossate con un grande senso di colpa.

06/08/11

I sardi hanno tantissime qualità, ma se dovessi trovare un difetto abbastanza evidente è la mancanza di umorismo. Ti trovi sempre a spiegare le battute. O devi lasciar correre, per disperazione. Ti prendono sempre troppo sul serio. Ieri intervistavo il sindaco Zedda, che aveva ricevuto in dono, dal Cagliari calcio, la nuova maglia col suo nome scritto sopra. Gli dico: “Sindaco, l’abbiamo vista con la maglietta del Cagliari personalizzata, è forse lei il famoso giocatore che la società  avrebbe comprato a giorni?”. Risposta: “Non ho le risorse per comprare una società, al limite posso regalare qualche biglietto”.
Ieri sera parlavo con questa ragazza sarda degli abitanti del Bangladesh, che in ogni città italiana hanno il monopolio della vendita di rose. Mi chiedeva come mai, secondo me, fosse possibile ciò, da cosa dipendesse. Le ho detto, per scherzo, che il governo del Bangladesh aveva un accordo con quello italiano, una convenzione decennale,  per permettere ai suoi cittadini di vendere rose ai nostri. Credevo avesse capito lo scherzo. Solo che a fine serata, di punto in bianco, mi fa: “Certo che questa cosa della convenzione è davvero assurda”.


05/08/11

A volte basta un secondo per rovinare l’immagine che ti sei costruito nel tempo. Prendi questo montatore che lavora da noi al Tg regionale. Odia profondamente i giornalisti, o così mi pare di aver capito, e vive sempre il momento del montaggio con infastidita sofferenza. Non parla, zero confidenza, prova sempre a fare un montaggio di dieci secondi a tirar via fregandosene del risultato finale. Mai un sorriso. Fugge dalla sala del montaggio video appena ultimato il prodotto.
Oggi dovevo fare un lavoro diverso, con un macchinario che riversa immagini del web per utilizzarle nel servizio video. Il capotecnico mi dice di fare questo lavoro insieme al montatore in questione. Solo che lui non sapeva farlo, e così, stranamente eloquente, cercava di blandirmi perché facessi parte del suo lavoro, fingeva ci fosse un problema di macchina per cui non poteva farlo come andava fatto, e infine, costretto a chiamare il capotecnico per un aiuto, giustificava con scuse poco credibili la sua incapacità. Tutta quella testardaggine nel rimanere duro e distaccato, per tutto quel tempo, e poi, di punto in bianco, il rinculo dell’atteggiamento per non fare la figura dell’incapace. Non che ne godessi, davvero, semmai mi sconcertava, e mi faceva tenerezza. Quella figura da duro, però, si è ormai sbriciolata. Proverà a replicarla, sicuro, ma ormai non sarà più credibile. È bastato un secondo. Puff.

04/07/11

Stintino, La PelosaCredevo di andare a Bosa, nord Sardegna, per salutare un amico, e invece ho scoperto un gioiello. Lo scorcio all’arrivo è fenomenale. C’è un fiume navigabile dove passano continuamente battelli, un ponte in trachite che unisce le due sponde, case appollaiate pitturate tutte in colori diversi e notevoli; più sopra ancora, il castello. La spiaggia è scura, ferrosa, puoi tirarla su con la calamita. Alghero non mi ha sorpreso perché ne avevo già sentito parlare, ma è un posto fantastico. A differenza di altri posti simili, e cioè fascinosi e pieni di turisti, non muore con il giorno ma offre splendide serate. Il mare non è granché ma pazienza, il paese è da vivere e visitare a più riprese, ogni volta trovi qualcosa di nuovo da scoprire. E Stintino? Beh, il paese non so, perché non ci sono salito, ma la spiaggia La Pelosa è assolutamente incredibile. Acqua cristallina che sembra finta. Una lunga costa sia sabbiosa sia di scoglio. Di fronte l’isolotto e più dietro l’Asinara. Una torre che si staglia potente sullo sfondo, bellissima, da una piccola isola a pochi metri dalla spiaggia. Il sogno di ogni pittore che ami dipingere il mare. Troppi turisti, troppi davvero; d'altronde la stagione è quella che è.

02/08/11

Forse, il momento in cui ti accorgi di stare invecchiando, è quando ti trovi a fare la scelta tra incassare la liquidazione subito o rimpolpare la pensione futura, e ti senti improvvisamente attratto dalla seconda opzione dopo averla a lungo denigrata. Preferire alla grana istantanea da sputtanare senza ripensamento un ammucchiare ipotetico che non si sa nemmeno se riuscirai mai a riscuotere. Un cambio drastico, filosofico, condito da un ottimismo parossistico. Primo a stupirtene, ovvio.

01/08/11

Cosa provo ora che ho finito di scrivere il mio nuovo romanzo Le Inutili Metà? Felicità, ovvio, ma anche un po’ di nostalgia. Questa storia mi ha fatto compagnia da novembre a oggi, mi mancherà lo sviluppo quotidiano della trama. Mi mancheranno i personaggi, i loro movimenti nella pagina. Mi mancherà l’entusiasmo quando la scrittura viene fluida e l’arrabbiatura quando la pagina resta bianca. Mi mancherà il processo immaginifico legato alla storia e il timore di non farcela a concluderla. Ora arriva la fase del distacco. Mi prenderò un paio di settimane per far decantare il romanzo, poi lo rileggerò per vedere se c’è qualcosa da cambiare, aggiungere, correggere. E spero che la fase di innamoramento con l’opera non si concluda troppo presto, come a volte accade.

30/07/11

Ammiro chi fa volontariato. Chi impiega il tempo libero in attività utili agli altri. Oggi, in questo paesino dell’entroterra sardo, questi ragazzi, mentre gli amici se ne stavano in spiaggia, erano su un colle a piantare fichi d’india nei terreni confiscati alla mafia. Rastrello in mano, ripulivano dalle erbacce il terreno dove sorgeva un locale notturno, una piscina, una pista go-kart, poi sequestrati perché di proprietà di malavitosi. I ragazzi impilavano sacchi di immondizia, preparavano il terreno per l’impianto dei fichi d’india. Lavoravano allegri e soprattutto motivati. «Faremo di questo posto un luogo di memoria, dando a ognuna delle piante il nome di una vittima di mafia» mi ha detto una ragazza. E la tintarella? «Il sole picchia forte anche qui, mi abbronzo lo stesso».

29/07/11

Quando Maurizio Crozza aveva deciso di scavallare, con il salto da comico e trasformista assai divertente a one man show, non mi aveva convinto. “Crozza Italia”, il programma su La7, mi sembrava fiacco, bolso, in certe fasi dello spettacolo provavo quasi imbarazzo per il comico che non riusciva ad essere divertente come in passato. Negli ultimi tempi, però devo dire che è migliorato moltissimo, e ieri ne ha dato prova qua a Cagliari, ala Fiera, con una serie di personaggi, imitazioni, monologhi davvero esilaranti. Mi è piaciuta molto l’imitazione di Napoletano, quella di Marchionne, e il classicone Zichichi.
La battuta più simpatica l’ha però tirata fuori l’operatore della Rai che era con noi. Mentre stavamo parlottando con Crozza, prima dello spettacolo, lui, serissimo, ha chiesto al comico: “Scusi, dove si va per gli accrediti?”. E Crozza: “buon uomo, cosa vuole che ne sappia”.


27/07/11

Le fregature sono sempre dietro l’angolo. Mi si accende la spia della macchina che segna un’anomalia al motore. Lungo la strada, mi fermo a un benzinaio e gli chiedo se conosca un punto Peugeot  dove portare a far vedere l’auto. Il ragazzo mi dice di non andare, che là mi spennano. Mi indica un meccanico di fiducia. Mi dice: «Dì che ti mando io». Vado là e il tipo mi dice che devo fare assolutamente la diagnosi, perché anche se la spia si spegne potrebbe rimanere la causa dell’anomalia. Gli chiedo il prezzo. Dice quaranta euro. Devo lasciargli la macchina un’oretta. Invento la scusa che non posso e che tornerò l’indomani. Chiamo la Peugeot e chiedo della spia, che nel frattempo si è spenta, e mi dicono che se il motore gira bene posso andare tranquillo, che tutto è a posto. Non serve che faccia la diagnosi. Gli chiedo, per scrupolo, quanto mi sarebbe costata. Mi dice quindici euro.

26/07/11

Underworld di Don De LilloChe bel libro, questo Underworld, così intenso, così ben tratteggiato. Eppure speravo meglio, in cuor mio, devo ammetterlo. Don De Lillo è un grande, e ci mancherebbe altro, però mi attendevo un romanzo irresistibile e invece ne ho trovato uno coinvolgente ma senza eccesso.
Il Bronx, come scenario, si presta molto. Sembra il luogo ideale per raccontare umanità borderline, infanzie complicate ma intense e vissute, artisti alla disperata ricerca della propria arte o intenti a preservarla dalla fama. E poi metodi per arrangiarsi a non finire, violenze, tragedie.
I personaggi di De Lillo sono così straniati, così reali.
Coraggioso, interessante, il tema centrale della “monnezza”, del suo ciclo, delle sue stagioni, la gente che ruota intorno alle scorie, la deriva della nostra umanità consumistica.
Curioso, l’espediente della palla da baseball che passa di mano, come un filo che leghi varie storie diverse, così come lo stratagemma di far convivere personaggi della storia ad altri fittizi.
È un bel malloppo, questo Underworld, quasi novecento pagine di libro, astenersi perditempo.

25/07/11

La felicità è un sentimento che avviene in differita, la riconosci solo quando è già passata, sostituita in un baleno dal dispiacere di non averla compresa. Se si sofferma, invece, la vivi con una sorta di mestizia dovuta al terrore di perderla, o con il dubbio di essertela davvero meritata. La felicità è magnifica, ma è anche una gran fregatura.

24/07/11

Bastione di CagliariUn ragazzo si sta buttando dalla terrazza del bastione. Minaccia il tuffo, poi rincula. Si raduna la folla, accanto ai vigili del fuoco, alla polizia. Alcuni guardano l’orologio. Sono in ritardo per l’appuntamento serale con gli amici ma pensano che valga la pena aspettare ancora un poco, così da avere un racconto succoso da raccontare. Vogliono essere testimoni diretti dell’accadimento che monopolizzerà, in seguito, almeno una ventina di minuti di conversazione. Aspettano, guardano l’orologio, sbuffano. “Speriamo che si sbrighi”, sperano forse più o meno inconsciamente. C’è chi inganna l’attesa con un bel gelato, lo compra apposta, per gustarselo come uno spettatore al cinema col suo contenitore pieno di popcorn. È terribile, dicono, il rumore di un uomo che si schianta al suolo. E chissà se ai mangiatori di gelato, almeno, li scuote in un fremito, tra una leccata di vaniglia e una di cioccolato.

23/07/11

Quando in un posto dove ti sei appena traferito trovi quello che vende la frutta e la verdura piu' fresche, chi ha il pesce piu' buono, e soprattutto trovi una compagnia per giocare a calcetto il lunedi' sera, direi che sei proprio a cavallo.

21/07/11

Gli incontri, specie se arrivano scodinzolanti dal passato, vanno gestiti al meglio. Sulla durata, soprattutto. Del tipo, rivedi una persona dopo tanto tempo, una che riporta al contemporaneo frammenti di passato che magari volevi rimanessero nel dimenticatoio. Sfuggirle sarebbe un attentato al buon senso, e assai irrispettoso. Il passato va affrontato, e ci mancherebbe altro! Però bisogna tenere sempre il cronometro pronto. Certi incontri non possono durare cinque minuti più del necessario, o rischiano di rovinarti la serata e anche il giorno dopo.

20/07/11

È così commovente, il primo bagno di un cane. Mi diceva questo signore, in spiaggia, con il mirabile cucciolo di pastore tedesco al seguito, che era la prima volta che lo portava al mare. Si era appena avventurato in acqua ed era tutto zuppo, il cucciolo, e con sculettate decise si asciugava artigianalmente. Ho ripensato al mio Zac e al suo rapporto con l’acqua. Il primo giorno che lo presi, a tre mesi di età, vomitò in macchina e mi fermai a una fontana per pulire la tappezzeria. Voltandomi, trovai Zac sotto il getto della fontana, completamente zuppo e assai sorridente. «Cominciamo bene» pensai. Quando lo portai al lago, assieme alla ragazza che me lo aveva regalato, lui era rimasto sulla riva e noi eravamo in acqua. Lo invitavamo a raggiungerci, lui esitava, un po’ intimidito. Poi si era tuffato, e ci aveva raggiunti in stile canino, affondando i suoi artigli da nuoto sulla nostra carne da bagno. Poi, appena si era stufato, ritornò a riva, sdraiandosi beato sugli asciugamani incustoditi. «Che adorabile canaglia» pensai.

19/07/11

Dietro ogni persona c’è un mondo. Niente di più vero. Prendi questa persona che ho appena conosciuto a lavoro. Mi ero fatto un’idea di un certo tipo, ed era facile prendersi un po’ gioco dei suoi modi di fare, dei suoi vestiti inadatti all’età, della mancanza di umorismo, della paranoia totale. Poi ti raccontano che da giovane era completamente diverso, brillante, spiritoso, e pure attraente. Una donna, sua collega, se lo è rivoltato come un calzino, lo ha reso succube, ne ha intaccate le certezze, ha giocato con le sue insicurezze trasformandole in voragini impossibili da ricoprire. Poi lo ha lasciato, si capisce. Depressione, perdita di capelli, autotrapianto per riaverli, sudorazione eccessiva, lunghe assenze da lavoro, ridimensionamento delle aspirazioni professionali. Tutto gli è piombato addosso come un incubo. Poi la risalita, pian piano, trovando una donna che dipende da lui per tutto, che lo ha fatto sentire nuovamente essenziale dopo la perdita di stima in se stesso. Da quando so queste cose, non mi sognerei più di ridere dei suoi bizzarri atteggiamenti, come non permetterei ad altri di farlo. Dietro ogni persona, al di là della scorza vuota dell’apparente, c’è sempre un mondo da scoprire.

18/07/11

I tempi moderni hanno creato un curioso tipo di individuo. Quello dal bicchiere sempre pieno. È in genere un bel po’ truzzo, sempre l’oggetto ultimo grido e lo espone come un trofeo, ma in fondo è un inganno. Per acquistare l’Iphone ha acceso un mutuo, per la macchina supersportiva ha impegnato anche l’anima. Fa la vacanza in Costa Smeralda tre giorni, anche se con due settimane di ferie potrebbe andare con lo stesso prezzo quattordici giorni in un altro posto altrettanto bello ma meno costoso. Se incontra un divo gli offre champagne a costo di rimanere in bolletta il resto della minivacanza. Vuole qualcosa da raccontare alla massa per creare invidia. Ora non ha più un soldo, e anche se non manca mai nel locale di moda, può permettersi una consumazione sola. Rinuncia alla pizza della domenica, a tutto ciò che è di contorno, fa vita monastica, pur di esibire la macchina sportiva il sabato sera. Brinda con tutti, ma poi bagna le labbra. Provate a chiedergli di fare un drink alla goccia. Vedrete che faccia.

16/07/11

Mi avevano detto che Cagliari fosse una città massonica. Un riferimento che usciva in vari discorsi, dagli aiuti per trovare lavoro, agli equilibri politici, a certi casi di cronaca. Ieri ero con un giornalista di un’altra rete televisiva a Mondo Ichnusa, questo grande festival estivo sulla spiaggia del Poetto. Avevamo intervistato Cesare Cremonini e stavamo aspettando che i cameraman finissero le immagini del concerto. Mi raccontava che la sua televisione è controllata da massoni e che aveva a che fare con l’organizzazione del concerto. Poi, l’ho visto. Al centro del palco, enorme ma camuffato, c’era un grande occhio rinchiuso in un triangolo. Il triangolo era formato dall’impalcatura, la pupilla da un grande pallone bianco al centro del palco, sospeso nel centro esatto, e l’iridi erano composte da altri palloncini azzurri che modellavano il taglio degli occhi in modo perfetto. Un caso? Chi lo sa. Un po’ di dietrologia però non guasta. E pensar male sarà pure peccato, ma quanto ci si azzecca?

15/07/11

Da musicista, una delle cose che prego sempre di non avere durante un concerto è il salto della corrente. Spezza il concerto, fa incazzare te e il pubblico. Diventa, insomma, un fattore di disagio collettivo che rovina un momento altrimenti godibilissimo. A me è capitato un paio di volte da musicista e due volte da spettatore, di cui l’ultima ieri sera con i Subsonica. Nel 1995, andai a vedere i R.e.m. al Palaeur, Monster tour. Ricordo che al primo pezzo, What’s the frequency Kenneth, saltò la corrente a metà canzone. Concerto fermo per diversi minuti, poi il gruppo riprese da dove aveva lasciato. A metà concerto, nel momento culminante, durante Man on the moon, la corrente saltò di nuovo e il copione si ripeté, con pubblico e band abbastanza sconfortati. Ieri sera lo stesso, al festival Ichnusa qua a Cagliari, sulla spiaggia del Poetto, con i Subsonica un po’ meno spigliati dei R.e.m nel continuare nonostante il rovescio elettrico. Il pubblico ha rumoreggiato un po', ma in fondo, da un concerto gratis, qualche imprevisto si può anche mettere in conto.

14/07/11

La goffaggine in genere suscita una sorta di empatia bonaria, di comprensione affettuosa, fonte di sorriso complice, insomma, mentre si trasforma in moto ilare quando si accompagna con la superbia. Ecco perché, quando ieri questo ragazzo che stava pattinando lungo il percorso ciclabile del Poetto mentre io correvo, mostrando uno stile assolutamente neutro, per poi scomporsi in giravolte e veroniche non appena ha intravisto un gruppetto di possibili spettatori di sesso opposto, facendo un gran capitombolo, anziché provare un sentimento empatico mi sono fatto una gran risata.

12/07/11

Sai, quando ci sono i fuochi d’artificio e tutti fanno: “Uh, bello!”. Ieri ero a questo concerto di bossanova, Mendez, a Monte Claro di Cagliari. Mentre i musichieri si preparavano all’esibizione, gli spettatori seduti sul prato, io sdraiato, a guardar stelle, il cielo notturno si è coperto di rosa, e si è sentito un grande, estasiato, “Uh, bello” collettivo. Era uno stormo di fenicotteri che dallo stagno erano schizzati come proiettili sopra il parco, diretti chissà dove, enormi e stupendi, a disegnare commoventi figure che concorrevano in bellezza con le costellazioni di stelle che vegliavano su quel volo.

11/07/11

Mi piacciono le cene da scapolone. Tipo in mutande e calzini, a mangiare un piatto di maccheroni senza pretese, in piedi, su piatto di plastica, oppure, come stasera, poggiando il piatto sulla tavola da stiro. “Se mi vedesse mia madre”, ho pensato istintivamente, addentando un rigatone.

10/07/11

Dovremmo passare più tempo sui tetti. Non quelli spioventi, ovvio, ma quelli cittadini, belli pari, larghi, recintati da un muretto bello alto. Uno spazio privilegiato, quasi un trono da cui dominare l’intorno. D’estate, poi, sarebbero ideali per cenare, con lunghe tavole imbandite, vista mozzafiato sulla città, senza nessuno che ti rompa le scatole per il rumore, le tue parole che arrivano dabbasso attutite, quasi inudite. Oppure sarebbe bello improvvisarci sfide sportive, e non dico veri match di hockey come sul mitico film Clerks, però due scambi di pallone sì, ci starebbero proprio da dio.

08/07/11

Le strade ampie, quelle centrali, specie se isole pedonali, meglio ancora se durante il giorno destinate allo shopping, di notte diventano ideali per gli schiamazzi notturni. Sono irresistibili, davvero, quasi ti impongono - per il loro esserci - di fare un minimo di baccano, canto, urlo, o estemporaneo motto.
Sotto il mio appartamento, verso l’una di notte, passa sempre un codazzo di casinari nottambuli dei quali il mio preferito, che aspetto sempre con una certa brama, è quello che imita la gallina. Diamine, se è un portento. Chicchirichì, fa, e poi si lancia in evoluzioni canore del pennuto, con grande competenza. Quando non passa, me ne dispiaccio, e mi accontento di quelli che cantano “Il mio canto libero” o che lanciano strilli da battaglia che neanche un gladiatore prima dell’incontro. Se potessi registrare la sua voce quando imita la gallina, me la metterei come sveglia al mattino.

07/07/11

Prendo un biglietto di aereo sul sito della Ryanair per tornare a metà agosto, tratta Cagliari-Roma, con un mese e mezzo di anticipo, solo quello del ritorno, sessantotto euro. Capita, però, che debba cambiarlo. Vado a Elmas, l’aeroporto cagliaritano, e chiedo in biglietteria di cambiare posticipare il volo dalla mattina alla sera. “Deve pagare una differenza” mi fa la tipa. “Ovviamente” rispondo. Mi fa il conto e dice: “Settantadue euro”. Le do quattro euro, che sarebbe la differenza tra questo prezzo e l’altro biglietto, e lei mi guarda in modo strano. Mi ripete il prezzo e le dico: “Appunto”. Poi comprende l’equivoco e mi spiega che per cambiare data devo darle altre settantadue euro, ovvero più del biglietto originario. Ora sono io a guardarla strano. “Ma le pare normale?” le dico, “mi conviene rifarlo daccapo”. A lei pare normale. Alla fine lo faccio sul web e risparmio una trentina d’euro. Però questa cosa proprio non ha senso.

06/07/11

Vasco dice che si vuole dimettere da rock star. Baglioni dice che a fine carriera andrà in convento per espiare successo e ricchezza. Quante chiacchiere, questi cantanti italiani. Che saranno senz’altro disattese, scommetto io. Tutto un altro stile rispetto a quello di Giovanni Lindo Ferretti, ex leader dei CCCP e CSI, che pure cambia continuamente pensieri e correnti a cui aderire, da militante di Lotta Continua al voto per la Lega Nord, da comunista a supercattolico ad antiaborista, da filo-palestinese a filo-israeliano, dal ritiro dalle scene al ritorno seppure in punta di piedi, però, se non altro, evita di menarcela troppo con quello che fa e non fa, anzi, si nasconde il più possibile, completamente emancipato dal suo essere rock star. Questa storia di Baglioni che va in convento, come quella di Vasco che si dimette da rock star, mi ricorda un po’ troppo quella di Veltroni che andava in Africa.

05/07/11

Provo sempre un  dolore intenerito, quando vedo una donna anziana che non si rassegna all’età. Pena, certo, ma di natura empatica. Quel trucco così esagerato in volto, senz’altro più accentuato di quando era ragazza, i colori troppo sgargianti, la carne raggrinzita dei seni in evidenza con scollature troppo ardite. È tutto in disordine, impossibile non notarlo, eppure sai che lei non può farne a meno e che magari ne soffre un casino. Mi torna in mente Pirandello, quando parlava di un uomo che vede quest’anziana che tenta invano di ringiovanirsi con abiti e trucco, esagerando e scivolando nel grottesco. All’inizio ne trae un giudizio assai negativo, ma poi considera che forse quella donna soffre a causa di un marito più giovane che inizia a guardare altre donne o roba simile, e insomma, si trova a provare per lei tenerezza. È esattamente quello che provo io.

03/07/11

Chi non ha fegato abbia piedi. E chi non ha più un pezzo di cervello? Pure. Come Diane, l’americana che corre perché è questa l’unica cosa che si ricorda di amare da quando le hanno tolto la parte di ippocampo dove risiedono le memorie e l’orientamento. Corre in modo estremo, fra i canyon del Colorado e i ghiacci del Canada. Corre fra i boschi, si allena trascinando slitte cariche di sabbia, e a volte devono andare a riprendersela, che lei si scorda di tornare a casa. Il marito le ricorda ogni giorno la loro relazione, mostrandole foto. E forse un po’ se la gode anche, visto che può permettersi di riferirle i tradimenti, sapendo che il giorno dopo lei se ne dimenticherà comunque.

02/07/11

D’estate la Sardegna brucia. Roghi dolosi, ma anche attizzati dalla brace di una sigaretta gettata in terra. Il maestrale è fratello della vampa, le dà vigore, la riattizza quando sembra spenta, le impone direzioni e sterzate impreviste muovendola come una marionetta. A vedere le immagini dei roghi, si prova un grande senso di impotenza. Non si è al sicuro da nessuna parte, se non in acqua, in questa terra di stoppa ed erba che diventa secca subito dopo essere spuntata. Il verde qua non dura. Ieri due ragazzini di tredici anni hanno appiccato fuoco a una fabbrica. Un gioco finito male, malissimo. Qui non si scherza con la vampa. Soprattutto in questi giorni di maestrale.

01/07/11

Certo che ci vuole la faccia come il culo, per dire a una platea formata dai vari Berlusconi, Dell’Utri ecc… che il Popolo delle Libertà deve diventare il partito degli onesti e poi annunciare che Berlusconi dovrà essere ancora candidato a presidente del Consiglio. Gli mancherà la coerenza, ad Alfano, ma la sfacciataggine davvero no.

 
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