Conventaccio, l'inchiesta
Le puntate del servizio uscito sul periodico Primapagina
Quel pasticciaccio brutto de’ via del Conventaccio
Inchiesta sul caso che rischia di mandare al collasso l’economia dell’Alto Orvietano
PARTE PRIMA. Falegnami, imbianchini, marmisti, elettricisti, costruttori. La vicenda del complesso Torre de’ Monaldeschi, dodici ettari di lussuoso cemento spuntato come un bizzarro fungo nella campagna tra Ficulle e Orvieto, rischia di travolgere in un colpo solo una buona fetta dell’artigianato e della piccola impresa del territorio.
In ballo ci sono diversi contenziosi, tutti aperti nell’ultimo anno, di cui il più importante è senz’altro quello di circa un milione e novecentomila euro tra i committenti del centro residenziale nell’area del Conventaccio di Ficulle, la Domuscultae Spa, e la Edil Fattorini, ditta appaltatrice che ha gestito la seconda fase del progetto, quella che dal 2007 si è chiusa nell’estate scorsa.
Dalle due parti, versioni opposte. In particolare, i primi, per bocca dell’amministratore Cristiano Monetti, accusano la seconda di non avere eseguito i lavori a norma, peraltro senza concluderli, costringendoli così a ricorrere all’intervento di terzi.
L’impresa edilizia dei fratelli Fattorini, con sede nella zona industriale di Fabro, racconta un’altra storia. I committenti avrebbero presentato, dall’ottobre scorso, varie scuse per non corrispondere il dovuto. La totalità dei lavori extra, più il venti per cento contrattuale. Quasi due milioni di euro. Prima dicendo che non avevano venduto come programmato e che quindi mancava la liquidità necessaria ai pagamenti, poi accusando la Edil Fattorini di non essere partner affidabile.
La domanda è: come è possibile che ci si sia accorti degli errori di costruzione solo dopo tre anni, quando il direttore dei lavori, l’architetto Randi, o Monetti in persona erano praticamente sempre in cantiere? Così, almeno, assicurano tutti quelli che hanno avuto a che fare con i lavori nell’area.
Gabriele Lupi, artigiano fabrese che con due ditte ha montato tutti gli impianti elettrici della Torre de’ Monaldeschi, non va tanto per il sottile: «Io devo riscuotere trecentomila euro. Settanta dalla Domuscultae e il resto da Fattorini, a sua volta creditore. La mia impressione è che chi ha commissionato i lavori non abbia fatto le cose in modo limpido. Ho già mandato un’ingiunzione di pagamento. In un modo o nell’altro, avrò quello che mi spetta».
Una storia simile è quella di Gianni Casasole di Orvieto. La sua ditta ha completato i lavori della struttura chiamata Club House, piscina compresa. Il contratto è stato firmato con la Domuscultae il 23 marzo del 2009. Un lavoro da centocinquantamila euro. Dal giugno scorso i rubinetti sono stati chiusi.
Fattorini ha subappaltato a molte altre ditte del territorio che hanno operato nel cantiere, ma che hanno preso nulla o solo una parte di quanto pattuito. Stefano Lupi, per esempio, marmista di Fabro Scalo, ha finito i lavori l’estate scorsa ma gli sono stati pagati solo per la metà dell’importo. Deve riscuotere diecine di migliaia d’euro. «Non vado gambe all’aria per questo, però quei soldi mi avrebbero fatto comodo» dice. Peggio di lui è andata a diverse altre imprese del posto. Fulvio Ceccantoni, per esempio, che è stato prima fornitore diretto della Domuscultae, poi indiretto tramite la Edil Fattorini, è in credito di quasi centomila euro per il calcestruzzo fornito. I pagamenti, all’inizio sempre corrisposti, si sono interrotti dopo febbraio.
Se i soldi non arrivano, sarà un disastro per l’economia locale, già in crisi per la vicenda della Trafomec, che interessa molti lavoratori dipendenti del territorio.
A domanda precisa, Cristiano Monetti della Domuscultae nega che le vendite delle abitazioni siano andate male e che per questo non ci siano soldi in cassa da dare a chi ha costruito. «La fase uno del progetto, per esempio, cominciata nel 2005 e finita nel 2007, è già stata tutta venduta; siamo sul mercato da cinque anni» assicura. Gli chiedo della fase due. Mi dice che non può rivelare i dati delle vendite relative a questa fase. Per come la so io, le vendite sono state bloccate dall’intervento degli avvocati dei creditori e sono ripartite solo da qualche giorno.
La Domuscultae spa ha smesso di pagare i lavori con l’apertura dei vari contenziosi, però ha in ballo anche altri progetti nel Comune di Ficulle. L’assessore ai Lavori pubblici del borgo, Claudio Martelloni, specifica che questi riguardano esclusivamente la stessa area della Torre de’ Monaldeschi. Le cosiddette fasi tre e quattro, per capirsi, che seguiranno le due appena ultimate. Chi li porterà avanti in questa situazione?
I consiglieri provinciali del territorio sono in stato di allerta. La questione è delicata. Strano, che in cotanto scompiglio, l’unico a non accorgersi di nulla sia stato Gino Terrezza, sindaco di Ficulle, che una settimana prima dell’inizio dell’inchiesta, in polemica col sottoscritto, diceva ai lettori di Primapagina di non essere a conoscenza di proteste di “cittadini contro la cementificazione di un’area presso il Conventaccio”. Eppure, aveva anche partecipato a una riunione tra sindaci dell’Alto orvietano indetta proprio per parlare della questione. O fa lo gnorri, o ha detto una corbelleria – termine che prendo in prestito da lui – e si accontenta di mandare qualche risposta piccata ai giornali che gli fanno le pulci. Finora, nonostante gli annunci, non si è mai fatto intervistare sulla questione.
Le polemiche sul sito, però, non riguardano solo la ricaduta economica per i contenziosi in atto. C’è anche una questione ambientale che resta aperta. Il Comitato per la tutela e la valorizzazione della Valle del Chiani e del Migliari, riferendosi alla vicenda del Coventaccio, tempo fa scriveva in un comunicato che «L’ambiente è la ricorrente merce di scambio che il Comune di Ficulle mette sul piatto delle trattative con i privati imprenditori». Interrogato sulla questione del Conventaccio, Vittorio Fagioli, segretario del comitato, dice: «Noi avevamo contestato all’ex sindaco di Ficulle il P.R.G. per le cubature di nuove costruzioni. Lui ci aveva mandato un dossier per dimostrare che in realtà queste erano state di molto ridotte. Il raffronto, però, era stato fatto con un piano di fabbricazione degli anni Settanta che non stava in piedi e che nessuno avrebbe mai realizzato perché troppo esagerato. Così, diminuendo i volumi, in Comune hanno creduto di potersi ergere a paladini contro la speculazione. Avranno pure ridotto, ma hanno lasciato che costruissero cose terribili».
Una di queste, per Fagioli, è appunto la Torre de’ Monaldeschi. Sono andato a osservarla da vicino. Anche se si mostra come un manufatto di qualità, da lontano – Fagioli assicura che si veda anche dal cimitero di Sugano – sembra un paesino nato dal nulla. Uno sfregio del paesaggio.
Un geometra che ha lavorato nel cantiere per due anni e che ha seguito direttamente i lavori nell’area, ammette che sì, l’impatto visivo, specie da lontano, non è il massimo, ma per fortuna dei committenti, che comunque hanno presentato tutti progetti a norma, la grandezza dell’area è appena sotto al limite che prevede il riscontro sull’impatto visivo come condizione preliminare necessaria alla costruzione.
Cristiano Monetti, referente della Domuscultae Spa per il progetto della Torre de’ Monaldeschi, si difende: «Dobbiamo ancora realizzare la parte a verde che mitigherà di molto l’impatto visivo. Tutti i progetti presentati in passato erano stati bocciati perché troppo invasivi, il nostro ha superato tutti i passaggi burocratici del caso e anche vinto sette premi».
PARTE SECONDA. «Non affidabile» sentenzia Lince, centro di studi e analisi del mercato che si occupa anche del monitoraggio di società e aziende. L’oggetto dell’indagine è la Domuscultae spa, committente dei lavori al Conventaccio di Ficulle per il resort di lusso Torre de’ Monaldeschi. Appena tre mesi fa, lo stesso esame aveva dato un risultato non esaltante ma più rassicurante: «Affidabile con garanzie».
Cristiano Monetti, amministratore della società con sede a Roma, dice che altri istituti dànno giudizi diversi, ma non ci indica quali.
Ricapitoliamo. Domuscultae spa ha ultimato le prime due fasi dei lavori al Conventaccio di Ficulle, e si appresta a iniziare la terza, con il restauro e la ristrutturazione dell’antica fortezza De’ Monaldeschi. Intanto, però, le imprese locali lamentano che la società non abbia pagato loro i lavori effettuati nella seconda fase. Un importo di oltre due milioni di euro. La Domuscultae spa dice che questi lavori sono stati fatti male e che per questo non saranno retribuiti. Sono aperti dei contenziosi tra i committenti e la ditta appaltatrice, la Edil Fattorini, e anche con altri artigiani che hanno lavorato in subappalto o direttamente per Domuscultae.
Abbiamo cercato di capire se, come dice Lince e le ditte del territorio, Domuscultae spa non sia una società affidabile, o se sia vero il contrario. Per fare questo, abbiamo dato uno sguardo alla struttura societaria della Domuscultae spa, alle sue diramazioni e ai recenti movimenti. Ci sono spunti interessanti.
Negli ultimi quattro anni, la società di Monetti, nonostante lui affermi che questa sia in salute e non abbia problemi monetari, ha chiesto svariati finanziamenti alla banca Intesa San Paolo, con relativa iscrizione ipotecaria sugli immobili del complesso di Ficulle per un totale di oltre otto milioni di euro. Questo è quanto riportato dalla conservatoria del catasto di Terni.
L’ultimo finanziamento di 880.000 euro risale al gennaio scorso, quando già da diversi mesi la Domuscultae spa non pagava più le ditte che avevano lavorato – male, secondo loro - nel cantiere. Interpellato sulla questione Monetti mi aveva spiegato che queste sono operazioni che fanno parte della normale gestione societaria e aveva sottolineato come le banche non diano denaro a figure non solvibili. Mi aveva anche fatto notare che il credito bancario funziona così: solo chi produce utili è finanziato.
Ma se la Domuscultae spa non è in difficoltà economica, allora come si spiega che la Urbana srl, che detiene il settantacinque per cento del suo capitale sociale, sia in liquidazione? Quando avevo contestato a Monetti questo fatto, lui mi aveva consigliato di aggiornare i miei dati, che invece risultano confermati dalla ricerca ulteriore presso la Camera di Commercio.
Sulla questione dei lavori fatti male, sempre Monetti mi aveva assicurato che i lavori della prima fase, ventisette unità immobiliari, erano state eseguite senza problemi, cosa che per lui non è avvenuta nella seconda, quando la Edil Fattorini era subentrata come ditta appaltatrice. A questa, è contestato il cosiddetto “vizio occulto”, e cioè un lavoro mal eseguito nonostante le opportune direttive i cui effetti si notano solo dopo diverso tempo, magari con le prime piogge.
Il direttore dei lavori, Arturo Randi, che tra l’altro è stato amministratore unico e poi consigliere della Urbana srl, non si era accorto dei presunti errori durante i lavori nonostante fosse sempre in cantiere. I nodi sarebbero venuti al pettine solo in seguito.
L’architetto Randi non è solo il co-fondatore della Domuscultae assieme a Cristiano Monetti e Sandro Pagni, ma è anche il cognato di quest’ultimo. Ersilia Randi, infatti, ha sposato l’ex rugbista diventato imprenditore ortofrutticolo che fattura decine di milioni di euro l’anno. Ma perché l’uomo che porta sulle nostre tavole la frutta estiva in inverno si è dato al mattone, e poi, perché ha abbandonato il progetto a metà della realizzazione? Lo raggiungo al telefono. Racconto a Pagni della situazione del Conventaccio, e sembra al contempo sorpreso e rammaricato. «Non ne sapevo niente» giura. Gli chiedo se suo cognato, dunque, non l’avverta degli sviluppi del cantiere. Mi dice che è proprio lui la ragione per cui ha abbandonato la cosa. Racconta: «Qualche anno fa Arturo (Randi ndr) e Monetti mi proposero questo progetto che mi sembrò validissimo. Diedi il mio appoggio per tenere in ordine i conti e i rapporti con le banche. Loro curavano l’aspetto politico, io il finanziario. Ci presentammo al Comune di Ficulle, dal sindaco Ciuchi, e la cosa fu accolta con entusiasmo. Sono uscito dalla società con dispiacere e anche arrabbiato, perché in contrasto con la politica dei miei due soci. Ho preferito togliermi di mezzo, anche per evitare che la questione facesse litigare me e mia moglie».
Gli chiedo allora perché, se è vero che lui non sa più nulla di Torre de’ Monaldeschi, dopo la scissione del 31 marzo di Domuscultae spa una parte del patrimonio immobiliare – tre appartamenti e tre garage – siano finiti in una società, la Adg srl, che fa riferimento proprio a lui. Risponde: «È stata la quota che mi spettava dopo la scissione. Comunque voglio dirle una cosa: se fossi rimasto, questi problemi non ci sarebbero stati».
È quello che pensano alla Edil Fattorini, dove assicurano che l’uscita di scena di Pagni, sempre preciso nei pagamenti, sia coincisa con il cambio di atteggiamento da parte della Domuscultae. Ho provato a raggiungere l’architetto Randi ma il numero che usava fino a poco tempo fa non è più abilitato e Monetti si è rifiutato di darmi il nuovo. Dice di voler essere l’unico a parlare a nome della società. Eppure, carte alla mano, mi risulta che Randi abbia lasciato la società il 17 dicembre scorso.
Non è la sola notizia interessante che esce fuori dallo studio dei documenti relativi a Domuscultae.
Il 27 ottobre scorso, per esempio, la società ha dato in affitto e in gestione il ristorante e la piscina del resort Torre de’ Monaldeschi alla L.C. Eventi srl. Intanto, la Edil Fattorini, assieme ad altre ditte del territorio, aveva chiesto al giudice di Orvieto il sequestro conservativo dei beni della Domuscultae spa. Il giudice non si è pronunciato, per una questione di competenza territoriale, e ha passato la pratica a Roma. Se anche il magistrato romano optasse per il sequestro, il ristorante e la piscina ne rimarrebbero fuori perché, appunto, sono stati dati in affitto e gestione alla L.C. Eventi. Ma quest’ultima è estranea alla Domuscultae o è un altro ramo della stessa? È, insomma, una società che corre sulle proprie gambe, o è stata messa in piedi - come pensano le ditte che hanno aperto contenziosi con la Domuscultae spa - dai committenti del complesso Torre de’ Monaldeschi per tenere legati a sé, nel caso si metta male, parte degli immobili e dei ricavi connessi al loro utilizzo? Gli stratagemmi societari e le reticenze dei protagonisti non aiutano a risolvere l’enigma – per il momento -, ma se fosse giusta la prima opzione, allora ci troveremmo di fronte a una serie di coincidenze davvero curiose. Vediamo quali.
All’inizio, la gestione del ristorante doveva andare ai fratelli Ermini, proprietari dell’Antica Rupe a Orvieto, in società con Lucio Artico, anche lui ristoratore, di origine friulana. Gli avvocati di Luca e Simone Ermini, però, hanno consigliato ai propri clienti di sfilarsi. Il contratto non gli sembrava vantaggioso per delle ragioni che i due fratelli non mi spiegano. Lucio Artico è rimasto. Detiene un terzo del capitale sociale di diecimila euro della società L.C. Eventi, mentre i restanti due terzi sono in capo alla Finnat fiduciaria spa. Quest’ultima, tra l’altro, possiede il totale delle quote della Guidonia srl, un ramo della Domuscultae che detiene a sua volta circa la metà delle quote nominali di Urbana srl, più o meno 44mila euro.
Una fonte informata sulla questione - una persona che conosce bene Artico ed ha avuto a che fare sia con Monetti sia con la vicenda del Conventaccio - mi suggerisce, candidamente, che lo stesso Lucio Artico divida le quote della L. C. Eventi con la Domuscultae spa. Conferma, in pratica, i sospetti delle ditte del territorio. Chiamo Artico e gli chiedo se sia vera questa indicazione, ma lui spiega che mi hanno informato male. Mi dice di essere in società con una persona – quella che detiene i due terzi delle quote di L. C. Eventi - che per ragioni che non si possono specificare non vuole apparire, e di cui lui non vuole dirmi il nome.
Chi è allora questa fantomatica persona, la cui identità rimane celata dall’anonimato garantito dalla Finnat fiduciaria? E perché, come dice Artico, non vuole mostrare la sua compartecipazione come azionista di maggioranza nella L.C. Eventi? Stiamo parlando di una piccola società, col capitale sociale di diecimila euro. Perché tanto mistero? Lo chiedo ad Angela Di Giorgio, amministratrice della L.C. Eventi. La Di Giorgio fa parte del team dello studio di commercialisti ed economisti d’impresa Leccisotti di Roma, in via Nomentana. Tra i clienti dello studio ci sono la Domuscultae spa e la Guidonia srl, che come abbiamo detto detiene circa metà delle quote di Urbana srl.
Altra coincidenza, come quella della Finnat fiduciaria? La Di Giorgio, che mi risponde proprio dallo studio Leccisotti, dice di sì, che si tratta di una coincidenza, ma mi dice poco altro, celandosi dietro un perentorio «Non sono mica obbligata a rispondere». Poi, sbrigativamente, interrompe la conversazione perché, dice, è troppo impegnata. Provo a strapparle un orario per riparlare con più calma. Dal suo studio, però, continuano a dirmi che o è uscita o è occupata.
PARTE TERZA. «Does it leak?». «No, it pours». Non cola, insomma, ma addirittura scroscia, l’acqua piovana che dall’esterno si riversa fin dentro il garage di uno degli inquilini del resort Torre de’ Monaldeschi, zona Conventaccio, a Ficulle. In effetti, manca un pezzo di copertura nel soffitto, e sul pavimento è visibile ancora la pozzanghera causata da una pioggia recente. Anche il posto macchina al coperto dello stesso inquilino ha qualche problema. Un tubo perde, e l’acqua, anche lì, cade con violenza, formando pozze ogni volta che piove.
Il complesso residenziale di lusso “Torre de’ Monaldeschi”, progettato dalla società Domuscultae spa, è al centro della nostra inchiesta per i mancati pagamenti dei committenti dei lavori nei confronti delle ditte appaltatrici che hanno gestito l’ultima fase del cantiere. Nel corso dei servizi precedenti abbiamo parlato sia con Cristiano Monetti, amministratore di Domuscultae spa, sia con le ditte del territorio che attendono ancora di ricevere gran parte dei compensi – oltre due milioni di euro – relativi alla cosiddetta “fase due” dei lavori. Abbiamo trovato e analizzato tutte le diramazioni societarie dei committenti del resort di lusso, evidenziando una serie di situazioni poco chiare, e abbiamo cercato di capire il perché di certi movimenti societari che hanno accompagnato e seguito l’apertura di contenziosi fra Domuscultae spa e la ditta appaltatrice della seconda fase dei lavori, la EdilFattorini, e anche con altre imprese del territorio.
Adesso è arrivato il momento di parlare con gli inquilini per confrontare alcune dichiarazioni degli intervistati. Ci era stato detto da Monetti che EdilFattorini e altri non avrebbero ricevuto quanto pattuito perché avevano lavorato male, causando danni. Questo riguardava solo la fase due, quella gestita dalla ditta di costruzioni con sede a Fabro, mentre nella prima fase, diceva Monetti, le ventisette unità immobiliari erano state eseguite alla perfezione.
Se è vero quanto dichiarato in precedenza dall’amministratore di Domuscultae spa, allora perché l’inquilino che ho intervistato, e che è proprietario di uno dei villini di fase uno, ha il garage semi-allagato e dice di aver dovuto fare dei lavori a casa pagati di tasca sua per ovviare a dei danni di costruzione?
La cosiddetta “fase uno”, per quello che ho potuto vedere nel mio piccolo tour in alcune delle case - e ascoltare nelle chiacchierate con i vari inquilini -, non se la passa poi così bene. Molti muretti esterni hanno crepe assai evidenti, interi pezzi d’intonaco crollati, ci sono scalini mai finiti. In alcune delle abitazioni – ne ho visitate cinque - non va meglio. Una famiglia mi porta in cucina e si sente odore di muffa. «In questa zona della casa c’è ovunque» mi dicono. L’intonaco è chiazzato, a tratti caduto. L’umidità sale dal basso, ma cola anche acqua dal tetto, e ci sono diverse infiltrazioni.
Dicono che il villino era così da quando l’hanno preso tre anni prima.
Monetti e Randi – l’architetto co-fondatore della Domuscultae e direttore dei lavori sempre presente in cantiere durante la “fase due” – erano stati avvisati dalla famiglia di quei danni, sono andati a fare le foto e hanno promesso un intervento risolutore, ma da allora hanno sempre procrastinato i lavori per una ragione o l’altra. «Ora ci hanno assicurato che entro la fine di maggio manderanno qualcuno a mettere a posto» dicono gli inquilini, poco convinti.
Alla luce dei fatti, viene da porsi alcune domande: se “fase uno” ha gli stessi problemi di “fase due”, perché solo chi ha gestito l’ultima parte dei lavori è accusato di non aver fatto le cose a dovere? Non potrebbe essere, invece, che il vero problema, anziché nella costruzione, sia nella progettazione?
A queste domande, e ad altre relative alla querelle in corso, dovranno trovare risposta i magistrati romani. La Edil Fattorini, assieme ad altre ditte del territorio che ancora attendono il compenso del proprio lavoro, aveva chiesto al giudice di Orvieto il sequestro conservativo dei beni della Domuscultae spa. Il giudice non si è pronunciato, per una questione di competenza territoriale, e ha passato la pratica a Roma. La prima udienza è fissata per il prossimo autunno. Intanto, la nostra inchiesta continua.
PARTE QUARTA. All’appello degli artigiani che hanno prestato la loro opera per l’edificazione di Torre de’ Monaldeschi, il complesso residenziale di lusso sorto su un poggio nel Comune di Ficulle, mancava all’appello un falegname. Eccone uno che per Monetti e company ha portato avanti addirittura due lavori nell’ultimo anno. Uno a Sutri, dove doveva costruire un centinaio di finestre per delle villette commissionate dalla Carter & Carter, altra società nell’orbita “monettiana”, e l’altro al Conventaccio. Nel Comune viterbese avrebbe dovuto terminare il lavoro ad agosto dello scorso anno, ma un mese prima lo hanno dirottato a Ficulle, dice lui, per dei lavori al bar e al ristorante di Torre de’ Monaldeschi. Questi glieli ha pagati la Edil Fattorini, ditta appaltatrice che ha gestito la seconda fase dei lavori nel cantiere del Conventaccio, e che a sua volta, in quanto creditrice di un paio di milioni di euro dai committenti della Domuscultae spa, deve saldare i conti delle ditte cui ha subappaltato parte dei lavori.
Dice il falegname: «Avevo montato le finestre su due delle otto villette di Sutri quando Monetti ha cominciato a farmi un sacco di problemi, prima facendomi cambiare dei particolari degli infissi, e poi dicendo che non mi avrebbe pagato i lavori perché fatti male e tardi rispetto ai patti, anche se il ritardo era dovuto al fatto che mi aveva portato a lavorare a Ficulle».
Il falegname, a Sutri, cogliendo ha smontato tutte le finestre, portandosele via.
Mentre è ancora in corso il contenzioso giudiziario che vede Domuscultae spa, committente dei lavori di Torre de’ Monaldeschi, contro Edil Fattorini, ditta appaltatrice, e altre imprese o singoli artigiani che non hanno percepito remunerazione per l’opera prestata, grosse tensioni si vivono anche dentro il condominio del resort di lusso.
Sì, perché amministrare questo complesso immobiliare significa gestire un mucchio di denaro, e Domuscultae spa, che non si è limitata a progettare e commissionare i lavori ma possiede una larga parte del resort, non vuole lasciare l’amministrazione in mano ad altri.
La prima amministratrice unica del complesso è stata Alice Giella. In principio non aveva l’appoggio di tutti i condomini, che la credevano una prestanome di Monetti e company, ed era stata eletta proprio con l’appoggio della Domuscultae. Dopo la nomina, però, Monetti, le aveva chiesto di aprire una linea di credito a nome del condominio per trentacinquemila euro presso la Cassa di Risparmio di Orvieto, mettendola in contatto con la banca. Questa aveva chiesto alla Giella di accendere un mutuo, esponendo il condominio a un fido bancario per quella somma. L’amministratrice si era rifiutata, perché per quest’operazione, a dispetto del volere di Monetti, ci sarebbe voluta una delibera assembleare.
Poi arrivò la questione delle spese da mettere a bilancio straordinario. Monetti, che ha i millesimi per far approvare il bilancio – per la precisione 333,33 mm – e che non versa le quote condominiali relative ai mobili invenduti, voleva che Alice Giella mettesse a bilancio straordinario tutta una serie di spese sostenute da Domuscultae – circa cinquecentomila euro -. Non si trattava di spese relative alla gestione ordinaria o della manutenzione del condominio, ma cose tipo il laghetto, le cisterne, l’impianto dell’acqua irrigua. Anche su quest’operazione, la Giella non aveva dato soddisfazione ai committenti di Domuscultae.
Sicché, quando nel settembre scorso ci fu una riunione condominiale, Monetti chiese la sua revoca dal ruolo di amministratrice. Erano presenti due avvocati. Uno di Domuscultae, l’altro del condominio. La riunione, molto tirata, andò avanti dalle dieci della mattina fino alla sera, senza una pausa per il pranzo. Per la revoca ci voleva una doppia maggioranza che non ci fu, ma questa avvenne comunque. Cosa succede? I condomini non ci stanno, vanno in giudizio a Orvieto e vincono la causa per il reintegro della Giella.
Si arriva alla fine dell’aprile scorso, quando il condominio si riunisce ancora per eleggere il nuovo amministratore del condominio. L’atmosfera è rovente, i nervi tesi. Si litiga, e molto. Alla fine, si prende una decisione drastica. Il condominio viene diviso a metà. La cosiddetta fase uno, la prima costruita, quella abitata da quasi tutti inglesi e americani, continua ad essere amministrata dalla Giella. La fase due, quella al centro della vicenda che riguarda i crediti non riscossi dalle ditte del territorio che vi hanno lavorato, è amministrata da Domuscultae.
Il giorno dopo accade una cosa strana. I condomini di fase uno, quasi tutti inglesi, organizzano un party per guardare insieme il matrimonio di William e Kate.
Peccato, che qualcuno, nottetempo, gli abbia tolto i fusibili dall’impianto elettrico facendo in modo che risulti impossibile vedere lo spettacolo televisivo delle nozze reali. Chi è stato? Mistero. Anche se i condomini un’idea ce l’hanno, eccome.