Giambattista Avellino: regista
Nelle sale il film "C'è chi dice no"
Intervista al regista Giambattista Avellino
“C’è chi dice no” cantava Vasco Rossi qualche tempo fa. La stessa frase, oggi, campeggia sulle locandine esposte nei tanti cinema italiani che proiettano il nuovo film del regista italo-francese Giambattista Avellino. La commedia, uscita l’8 aprile nelle sale, è già un successo. Giambattista Avellino è livornese, vive a Roma, ma è anche umbro d’adozione. Possiede da diciotto anni un casale nel Comune di Ficulle, dove torna spesso nel fine settimana, lavoro permettendo. «Vivendo in una grande città capita, ogni tanto, di avere voglia di scapparne per certi periodi. Io e mia moglie cercavamo un posto in una bella campagna, con un paesaggio che ci piacesse, e un po’ casualmente abbiamo trovato quello che desideravamo in queste terre».
Gli dico che magari un giorno girerà anche un film nell’Alto Orvietano.
«Sai, è la storia che decide il posto».
Gli chiedo dei primi passi. Del periodo universitario, quando sceneggiava storie per i fumetti Lancio Story e Skorpio, che da ragazzino leggevo avidamente quando mia zia li lasciava in giro a casa della nonna.
«È stato il primo lavoro inerente a quello che faccio ora. Era un modo per mantenermi nei primi anni universitari, ma anche una scuola importante, perché come sceneggiatore dovevo pensare alle battute dei personaggi e alle inquadrature, indicando i primi piani al disegnatore».
Facevi, insomma, il regista senza telecamera, butto là.
«Esattamente; e poi avevo la possibilità di raccontare qualsiasi tipo di storia, thriller, fantascienza, intrecci di spie ambientati nel passato, mi potevo sbizzarrire in qualsiasi genere. Oggi non credo che questi fumetti circolino più».
Solo a casa di mia nonna, gli rivelo.
Prima del cinema, per Avellino c’è stata anche un importante periodo radiofonico. «Ho collaborato con Age – nome d’arte di Agenore Incrocci ndr - , che era stato il mio maestro di sceneggiatura. Scrivevo testi per programmi come “Giallo sera”, e anche cose legate al genere comico».
Un genere che poi Avellino ha approfondito negli anni seguenti, scrivendo testi per Quelli che il calcio, Le Iene, casa Vianello, e dando inizio a una collaborazione decennale con Ficarra e Picone.
«Con loro ho collaborato in diversi lavori. Ho scritto testi per la televisione e curato la regia per gli spettacoli teatrali. Anche la mia prima esperienza cinematografica è stata con Ficarra e Picone: la sceneggiatura di “Nati stanchi”».
Con il duo siciliano, Avellino ha poi diretto le commedie “Il 7 e l’8” e “La matassa”. Pochi giorni fa, invece, è uscito l’ultimo lavoro di cui ha curato la regia, la commedia “C’è chi dice no” con Paola Cortellesi, Luca Argentero, e Paolo Ruffini. Gli chiedo se il botteghino gli stia sorridendo.
«Nonostante il sole quasi estivo che poteva tenere la gente lontana dai cinema il film sta andando molto bene. Siamo secondi in classifica ed ha avuto critiche lusinghiere».
Il tema del film è molto attuale, sentito soprattutto da chi si affaccia oggi nel mondo del lavoro: il sistema delle raccomandazioni. Chiedo ad Avellino il perché di questa scelta.
«Un tema attuale, come purtroppo lo sarebbe stato anche dieci anni fa, ma un po’ trascurato dal cinema italiano, e quindi era una novità da questo punto di vista. È un film che parla di come non sia riconosciuto il merito nel lavoro e di come a fare strada siano sempre i soliti raccomandati. Il problema riguarda tutti gli ambienti di lavoro; noi ne abbiamo scelti tre rappresentativi: l’informazione, l’università, la sanità».
Gli chiedo della scelta del cast.
«La sceneggiatura è nata da un’idea di Fabio Bonifacci. Finita quella, è arrivato il momento di dare un volto ai nostri personaggi. Ruffini, Argentero e la Cortellesi mi sono sembrati i più adatti, e poi sono personaggi popolari che non guasta».
Gli chiedo quale sia il messaggio fondamentale di questo film.
«Non dobbiamo dare per scontato che questo modo di intendere il lavoro sia immutabile, che non lo si possa cambiare e ci si debba convivere per forza. Non bisogna rassegnarsi né piegarsi. Attraverso il sorriso della commedia, cerchiamo anche di far riflettere lo spettatore su queste cose».
Gli domando, infine, se stia lavorando a qualche nuovo progetto.
«In autunno uscirà una storia di cui sono co-autore, diretta da Francesco Bruni. S’intitola “Scialla”. Ci sono poi altri progetti, di cui però è prematuro parlare».