Su di me

Mi chiamo Gabriele Martelloni; ho un fratello, due tatuaggi, tre capezzoli (due sono i miei, l’altro è l’unica traccia visibile del gemello che avrei dovuto avere), quattro anelli, e cinque cravatte che alterno abilmente nelle occasioni speciali. Ho alle spalle sei relazioni sentimentali con ragazze molto diverse fra loro che mi hanno insegnato tantissimo. Sette anni fa mi sono laureato in Scienze della Comunicazione a Perugia, vecchio ordinamento, 110 e lode. Otto, le marche di sigarette che ho cambiato prima di “smettere” due anni fa dopo tre lustri da incallito tabagista. Nove, è il numero civico di casa dei miei, a Fabro. Prima di andare a vivere a Cagliari ho convissuto dieci anni con Zac, il mio pastore maremmano, mentre undici anni fa ho fondato con il mio miglior amico la rock band Nonzeta con la quale ho registrato due cd: “Quello che conta” e “Ogni partenza”.

Sull’avambraccio destro ho tre piccoli néi perfettamente allineati che a figurarseli buchi verrebbe voglia di inserirci la spina di un qualsiasi elettrodomestico. Di mattina leggo sempre “la Repubblica”, e d’estate porto pantaloni rigorosamente arrotolati sul fondo e sandali a infradito. Da piccolo avevo in testa un mirabile casco di boccoli biondi, oggi rimpiazzato da un cespuglio castano chiaro che tengo diligentemente fuori dalla portata di qualsiasi barbiere. Inoltre possiedo un grado di resistenza alla sofferenza piuttosto elevato, dovuto in parte al fatto che sono interista. Il lunedì sera gioco sempre a calcetto prima delle prove con il gruppo.

Sono sbadato, lascio mille cose in giro, soprattutto chiavi e documenti. Mi sono anche rotto due volte il quinto metatarso del piede sinistro; una cosa seccante, senza dubbio, ma che mi ha permesso di imparare a guidare con l’ausilio del solo piede destro (ma per favore non ditelo a nessuno, specie ai vigili del paesello). Alle medie tutti i professori credevano che fossi uno studente modello. Così pure i miei genitori. Ci ho messo ben cinque anni di superiori per convincerli di quanto il loro fosse stato un giudizio avventato. In realtà il liceo scientifico non faceva per me, io coi numeri sono uno zero assoluto, e me la cavo meglio con le materie letterarie, o con le lingue, al limite. All’università è andata meglio; ho finito nei cinque anni previsti, con il massimo dei voti, e ho pubblicato per Morlacchi Editore una ricerca sociologica sull’Università della Terza Età di Terni dal titolo “Guardando al futuro”.

Sono giornalista professionista dal dicembre 2010 e lavoro alla Rai, nel Tg regionale della Sardegna. Ho fatto il praticantato alla Scuola della Rai di Perugia. Scrivo regolarmente per un periodico umbro-toscano, “Primapagina”, e occasionalmente per altre testate online e cartacee locali. Ho fatto stage alla Nazione di Arezzo, a Rainews24, a Radio Rai. Sono, a detta di alcuni, un inguaribile last minute man. Le cose le faccio, sì, ma sempre all’ultimo momento. Questo perché sono fondamentalmente pigro, senz’altro, ma anche perché credo in me stesso. A scrivere racconti quasi per gioco, la vigilia del Natale 2005, quando, messo alle strette dall’inflessibile tenaglia monetaria, ho deciso di regalare ai miei amici un dono singolare: un thriller natalizio a puntate nel quale ognuno di loro avrebbe incarnato un particolare personaggio. La prima puntata la spedii a tutti, per email, la sera stessa, e dopo sei mesi esatti, e una cinquantina di puntate all’attivo, il racconto era finito. Da lì non mi sono più fermato. Quello che era nato come un espediente per fare fronte all’emergenza regali del Natale imminente si era infatti trasformato, in breve tempo, nella mia più grande passione insieme alla musica: la scrittura. L’autunno seguente scrissi un breve racconto intitolato “La gelosia”, giunto secondo al concorso letterario “L’Angelo” e uscito a puntate sulla rivista “Artico”. “Facendo zapping con il cuore” è il mio romanzo d’esordio. Ho anche scritto racconti e libri su commissione, come la storia di un bambino sordo e cieco di nome Davide, e un libro per il centenario dell’Unione Sportiva Orvietana, che uscirà il prossimo dicembre e che s’intitola “Cent’anni di orvietana, una passione lunga un secolo”. Attualmente, sto scrivendo su commissione una biografia e sto ultimando un romanzo dal titolo "le inutili metà".

 

 


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